La Sinagoga Vecchia-Nuova, luogo di riposo del mitico Golem

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La Sinagoga Vecchia-Nuova è una delle sinagoghe più antiche d’Europa ancora in funzione. La sua visita è un viaggio indimenticabile nelle profondità del tempo e nel cuore stesso dell’ebraismo praghese. Secondo la leggenda, nel sottotetto della sinagoga sarebbe nascosto il corpo d’argilla del Golem, ma finora non ne è stata trovata alcuna traccia.

Old New Synagogue | Photo: Prague City Tourism

La Sinagoga Vecchia-Nuova fu costruita nella seconda metà del XIII secolo in stile gotico. Nei suoi oltre 750 anni di esistenza è stata testimone di molti eventi turbolenti — pogrom e celebrazioni — che hanno plasmato la vita del ghetto ebraico. Un’antica leggenda praghese racconta che la sinagoga fu portata agli ebrei di Praga dagli angeli dalla loro patria d’origine. Gli angeli, però, ordinarono severamente che nulla potesse mai essere cambiato nel suo aspetto, e per questo da secoli l’aspetto esterno e l’interno della sinagoga rimangono invariati. Un’altra leggenda narra che gli ebrei di Praga abbiano dissotterrato la sinagoga da una collina vicina, dove era nascosta sotto uno strato di terra. Si dice che proprio da questa storia leggendaria derivi anche il nome della sinagoga — vecchia, ma allo stesso tempo nuova.

Nel 1558 un incendio devastò il ghetto ebraico, ma la Sinagoga Vecchia-Nuova fu miracolosamente risparmiata. Si dice che ciò sia stato merito di due colombe che, nel momento in cui il fuoco minacciava già la sinagoga, si posarono sul suo tetto e vi rimasero finché l’incendio non fu domato. Si racconta che fossero due degli angeli che avevano trasportato la sinagoga da Gerusalemme a Praga.

La Sinagoga Vecchia-Nuova | Fonte: Prague City Tourism

La Sinagoga Vecchia-Nuova ha dodici finestre, come le dodici tribù d’Israele. Ci si entra attraverso un portale gotico decorato con una vite scolpita nella pietra. Dall’atrio oscuro si scendono nove gradini che conducono alla sala principale con volta gotica, le cui pareti sono adornate da iscrizioni in ebraico. All’interno sopravvive l’eredità spirituale del rabbino praghese Jehuda Löw, noto anche come Maharal. La sua saggezza e la conoscenza delle dottrine segrete gli valsero rispetto in tutta la comunità ebraica europea. Secondo la leggenda, alla fine del XVI secolo il rabbino Löw creò il Golem, una creatura vivente fatta d’argilla, per proteggere il ghetto da minacce e persecuzioni. Una volta, però, dimenticò di rimuovere lo shem magico dal Golem e questo, in preda alla furia, iniziò a distruggere tutto ciò che lo circondava. Il rabbino fu quindi costretto a interrompere la funzione nella sinagoga, dopo aver cantato i salmi 92 e 93 che aprivano lo Shabbat, per correre a rimuovere lo shem dal Golem. Al suo ritorno riprese i salmi dall’inizio, come se nulla fosse accaduto. Quest’usanza liturgica si conserva nella Sinagoga Vecchia-Nuova fino a oggi.

Si dice che il rabbino Löw, con i suoi allievi, abbia nascosto il corpo inerte di argilla del Golem nel sottotetto della Sinagoga Vecchia-Nuova. In seguito, vietò severamente l’accesso al sottotetto. Fece addirittura smantellare la scala esterna, così che la botola, posta a dodici metri d’altezza, era accessibile solo con una scala a pioli. Un importante rabbino praghese, Jehuda Landau, nella seconda metà del XVIII secolo salì nel sottotetto nonostante il divieto, ma tornò pallido e scosso e rinnovò il divieto di accesso.

Il mistero del Golem ha affascinato le persone per secoli. Anche il giornalista praghese Egon Erwin Kisch si mise sulle sue tracce. Durante la Prima guerra mondiale, come soldato dell’esercito austro-ungarico, Kisch si ritrovò nella casa di un povero ebreo di campagna che lo colpì per le sue straordinarie conoscenze sul ghetto praghese e sulla creazione del Golem. Dopo la guerra, nel 1920, ormai come reporter del quotidiano Prager Tagblatt, Kisch decise di salire nel sottotetto della Sinagoga Vecchia-Nuova per cercare i resti del Golem. Ottenne il permesso di accesso dalla comunità ebraica. Nel suo reportage “Sulle tracce del Golem” descrisse così le sue impressioni: “Per tutta la larghezza si estende un sostegno di ferro; una scala fissata con una staffa di ferro sale per nove metri fino al colmo del tetto; qui giacciono abbandonati un vecchio tubo da camino e dei mattoni, accanto a un uccello morto, che qui è spirato in solitudine; inoltre, ci sono dei ciottoli, e sulle travi proliferano funghi dalle forme grottesche. Su una trave pende un pipistrello a testa in giù. (…) Tra le profonde e rigonfie nervature della volta sopra il muro di sostegno si trova da secoli della ghiaia. Se la creatura d’argilla del grande rabbino Löw è sepolta lì, lo è fino al giorno del giudizio. Se dovesse essere riesumata, la casa di Dio crollerebbe…”

Kisch non trovò il corpo del Golem. Scoprì però una leggenda secondo cui tre uomini avrebbero rubato il corpo dal sottotetto della Sinagoga Vecchia-Nuova nel XIX secolo e lo avrebbero portato in una casa del vecchio ghetto. In cantina avrebbero poi tentato invano di riportarlo in vita. Quando si resero conto del fallimento, avrebbero trasportato il corpo d’argilla del Golem in una bara al cimitero ebraico, nel luogo dove oggi sorge la torre televisiva di Žižkov.

Negli anni ’80 del XX secolo, il ricercatore ceco Ivan Mackerle si recò nel sottotetto della Sinagoga Vecchia-Nuova alla ricerca del Golem utilizzando un radar geologico. Tuttavia, nemmeno lui trovò nulla di straordinario. Così, la storia del riposo del Golem nella Sinagoga Vecchia-Nuova continua ad attendere la sua soluzione.

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