I consiglieri della Città Vecchia erano giustamente orgogliosi del loro orologio. Ma poi iniziarono a diffondersi voci secondo cui Hanuš avrebbe ricevuto offerte da altre città e che il maestro passasse lunghe notti nella sua stanza a calcolare e disegnare. Cos’altro poteva significare, se non che stava progettando un orologio ancora più perfetto per qualche città straniera? E allora che ne sarebbe stato della gloria di quello della Città Vecchia…? Così i consiglieri cominciarono a scervellarsi su come fare in modo che il maestro Hanuš non costruisse mai più un altro orologio astronomico. Rifletterono a lungo, ma né il denaro, né un contratto, né un giuramento gli sembravano abbastanza sicuri. Finché uno di loro, un uomo crudele dal cuore duro, propose un’idea che li lasciò tutti sbalorditi. Il suo piano era terribile, eppure, uno dopo l’altro, i consiglieri finirono per convincersi che solo così l’orologio di Praga sarebbe rimasto per sempre unico. Una sera tardi, il maestro Hanuš sedeva sopra i suoi progetti e disegni. L’aiutante e la domestica se n’erano già andati da tempo, e lui era rimasto solo in casa. Fuori aveva iniziato a piovere, ma nella stanza era un’atmosfera accogliente. La luce tremolante delle candele disegnava strani motivi sulle pareti, nel camino ardeva il fuoco e nel silenzio ogni tanto crepitavano i ceppi di faggio. Hanuš si chinava sulle pergamene piene di colonne di piccoli numeri, alzava di tanto in tanto la testa già ingrigita, rifletteva e poi aggiungeva un’altra nota, oppure cancellava quelle precedenti. Stava proprio pensando a come migliorare l’orologio della Città Vecchia, a cosa di nuovo e unico aggiungere. All’improvviso si udì bussare con forza alla porta di casa e una voce gridò: «Apri, abbiamo fretta!» Il maestro accorse e aprì la pesante porta. Nel rettangolo di oscurità vide le sagome robuste di tre uomini incappucciati, che si avventarono contro di lui e lo trascinarono nella stanza. Lì gli tapparono la bocca e due lo tenevano fermo, mentre il terzo, vicino al camino, arroventava il proprio pugnale tra le fiamme. Il maestro Hanuš riuscì appena in tempo a capire cosa volessero fare, lanciò un grido soffocato, e poi svenne per il terrore. Si risvegliò in un dolore indicibile. Capì di essere nel suo letto, sentiva la voce dell’aiutante e i lamenti della domestica, ma vedeva solo oscurità. Era diventato cieco. Per molto tempo il maestro Hanuš rimase malato, delirava nella febbre e poi cadeva per giorni interi in un sonno pesante. La vista non gli tornò più. Quando stava un po’ meglio, sedeva nella stanza cercando di capire chi potesse aver compiuto una cosa così terribile e perché. Un giorno l’aiutante tornò dal municipio, dove andava a pulire e mantenere in funzione l’orologio, e raccontò ciò che aveva udito dalla conversazione di due consiglieri: si lodavano per aver fatto bene, dicendo che ormai era più che certo che il maestro Hanuš non avrebbe costruito nessun altro orologio astronomico. Così il maestro comprese chi era stato la causa della sua cecità. Non sentiva più dolore, ma una profondissima amarezza e tristezza per la ricompensa ricevuta per la sua opera unica. All’amarezza seguirono la rabbia e il desiderio di vendetta, da cui nacque un piano. Confidò all’aiutante che avrebbe voluto recarsi al municipio, per poter almeno percepire il suo amato congegno con le dita, per consolarsi toccandone le sue parti, ascoltandone il ticchettio e il movimento. L’aiutante acconsentì. Quando giunsero davanti all’orologio, il maestro sfiorava delicatamente con le dita i suoi componenti, ascoltava i suoni familiari del suo funzionamento, accarezzava con le mani il metallo e il legno. Il suo volto si illuminò e dai suoi occhi spenti sgorgarono lacrime. Nella mente vedeva il complesso meccanismo davanti a sé: ogni pezzo combaciava con l’altro, riconosceva perfino i più piccoli dettagli. All’improvviso infilò con sicurezza la mano nel congegno e tirò con tutte le sue forze una leva. Questa si spezzò, e la macchina cominciò a stridere e a rimbombare, finché i suoi suoni si dissolsero in un silenzio sinistro. In quel silenzio il cuore del maestro si spezzò ed egli cadde a terra. L’orologio era irrimediabilmente rotto. Si dice che rimase così per molti anni, finché non si trovò qualcuno in grado di ripararlo. E il suo terribile silenzio, per tutto quel tempo, ricordava ai consiglieri il loro atto terribile. Basato sul libro 77 pražských legend di Alena Ježková (77 leggende di Praga).